Prodotti Tipici

Grazie al suo clima relativamente mite, alle sue radicate tradizioni e alle manifestazioni che vi si susseguono, Badia Calavena è meta turistica per gli appassionati della natura, della gastronomia e del folklore e dell'arte sacra e popolare.
Oltre ai prodotti tipici veronesi quali la polenta, la pearà, i fomaggi, i salumi e i vini, si possono aprrezzare alcune specilità della lessinia come ad esempio le rinomate ciliegie, mature tra giugno e luglio, i marroni e le noci in autunno o i "puoti" caratteristici dolci che vengono preparati durante il periodo natalizio.


Sant’Andrea e i “Bogoni”

Sant'Andrea frazione a nord di Badia Calavena è divenuta famosa nel tempo per la coltivazione e la diffusione del “bogon”, termine dialettale per indicare una varietà delle lumache; chiocciole che se un tempo erano alimento per sfamare le popolazioni in periodi di povertà estrema, oggi sono diventate un prodotto prelibato per appassionati e non, oltre che un simbolo del paese stesso. Infatti un monumento a questo gasteropode in ferro battuto di due metri di lunghezza, opera dell'artista Bonamini di Cogollo, troneggia su un masso precipitato dalla montagna ai piedi del paese. Un appuntamento da non perdere è quello dell’ - ANTICA FIERA DEI BOGONI – che si svolge a Sant’Andrea attorno a fine novembre, con mostra delle chiocciole, convegni sull'elicicoltura, mercatino prenatalizio e sparo dei " trombini". Ancora oggi, come nel passato, il vero mercato delle lumache (tra i più antichi d’Europa) si svolge nelle tenebre, alle 5 e 30 del mattino.

Monumento al 'Bogon'

Monumento al 'Bogon'


SPREA E LE ERBE OFFICINALI

Immagine: Don Luigi Zocca - Insigne Erborista

Don Luigi Zocca - Insigne Erborista

Sprea, frazione di Badia Calavena è un piccolo borgo che si incunea tra due vallate: la Val d’Illasi e la Valle d’Alpone. La fama del paese,che travalica la provincia veronese per estendersi anche nelle confinanti Vicenza e Mantova, si deve alle erbe officinali ed ai decotti che ne ricavava Don Luigi Zocca, il famoso “Prete da Sprea”, parroco erborista quivi residente tra il 1918 ed il 1951.

Oggi Sprea, ricca di un ambiente naturale incontaminato, offre la possibilità di sperimentare dei percorsi di benessere e relax, a contatto con la montagna lessinica più intatta, godendo non solo del paesaggio e dell’aria pura (siamo a circa 900 mt d’altitudine), di sentieri facili per passeggiate rilassanti, ma anche di percorsi culinari originali, strettamente legati al territorio.

Don Luigi Zocca, nato nel 1877, a Bussolengo, è quasi una “leggenda”. Fu certamente una figura carismatica che lasciò nella gente del luogo un ricordo vivissimo, una sorta di venerazione. Nei trentatre anni che visse a Sprea riuscì a dare un enorme impulso alla medicina popolare della Lessinia rivelandosi, a posteriori, anche un vero e proprio anticipatore dell’attuale gran ritorno alla fitoterapia e alla medicina olistica in generale. Lo chiamavano anche l’ “Erborista del Signore”, il “Prete delle Erbe” e dal 1918 al 1951 visse proprio nella canonica dove oggi ha sede l’ associazione Erbecedario.che si occupa di promuovere e diffondere la cultura delle erbe officinali e non solo.

Poche righe non bastano a raccontare la sua storia, e comunque su di lui esiste una vasta bibliografia e sono stati girati alcuni cortometraggi.

A Sprea, oltre alle funzioni religiose, Don Zocca si dedicava quasi esclusivamente all’attività fitoterapeutica. Ebbe molti proseliti , non scrisse libri ma scelse di affidare i suoi consigli, e ricette stilati su foglietti volanti, sempre scritti con matita copiativa ai suoi fedeli e visitatori provenienti anche da altre zone.

Aveva un suo personale metodo di lavoro: utilizzando con grande abilità le erbe, a sua disposizione più alcune nozioni di idroterapia tratte dagli scritti dell’abate Kneipp, si prendeva cura dell’essere umano anche sotto l’aspetto psichico, dava consigli e forniva gratuitamente aiuto a chiunque si presentasse a lui. Le sue formule erboristiche, per lo più, sono combinazioni di erbe in modo da sfruttare le proprietà sinergiche dei diversi principi attivi. Prediligeva il decotto all’infuso che meglio si presta allo sfruttamento delle specie autoctone. Il dosaggio era piuttosto sostenuto.